La sagra dei Su Nenniris si svolge a Bari Sardo in provincia di Nuoro nella località Marina di Torre. La sagra avviene in concomitanza dei festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, la cui statua viene adornata con i nenniris. I su Nenniris sono germogli di grano fatti germogliare al buio in vasi di terracotta e vengono usati per decorare la statua di San Giovanni Battista. La processione in onore del santo inizia dal Santuario di Sa Marina e si apre con le donne che hanno sulla testa un "cuccuru", il vaso che contiene i nenniris. La processione procede lungo la via principale fino alla spiaggia davanti alla Torre Saracena: qui viene benedetto il nenniris e gettato in mare come rito propiziatorio. Vengono inoltre allestiti degli stand dove si offrono "pani pintau", frutta e prodotti locali. La sagra si conclude nella serata con i fuochi artificiali.
Festa di San Biagio - Gergei (Nu)
In occasione della festa vengono preparati i sessineddu, intrecci di giunco ornati con fiori, frutta e dolci: vengono portati in processione, benedetti in chiesa e poi donati ai bambini Ricorrenza Annuale
3Febbraio.
Sfilata dei Mamuthones - Mamoiada (Nu)
MAMUTHONES e ISSOHADORES
Fra le manifestazioni del costume popolare della Sardegna la più significativa e la più ricca di fascino e di ricordi arcaici è quella de “SOS MAMUTHONES” e “SOS ISSOHADORES” di Mamoiada (Nu), due figure che si esibiscono insieme ma sono ben distinte, caratterizzate sia dal diverso abbigliamento che dal modo di muoversi.
L’abbigliamento del Mamuthòne comprende attualmente l'abito in velluto scuro, la mastruca nera (casacca di pelle ovina caratteristica dei pastori sardi) chiamata sas peddes, le scarpe in pelle conciate a mano dette sos hòsinzos; sul volto porta sa visera, una maschera nera antropomorfa, sul capo il berretto sardo (coppola) ed il fazzoletto del vestiario femminile (su mucadore) che avvolge visera e berretto. Sul dorso del Mamuthòne, legato da una serie di cinghie in cuoio con un complesso sistema di ancoraggio, è sistemato un pesante mazzo di campanacci di varia misura mentre un altro carico più piccolo di campanelle bronzee è collocato sul davanti all’altezza dello sterno e dello stomaco. L’insieme dei campanacci e sonagli viene chiamato sa càrriga. Il peso complessivo di tutta l’attrezzatura si aggira sui 25 chili, ma non è solo il peso quello che fa faticare i componenti di questo straordinario gruppo bensì la “morsa” delle cinghie in pelle, ben strette tra le spalle e la gabbia toracica che rendono difficile la respirazione. Infatti, a fine esibizione, le spalle dei partecipanti sono spesso segnate da varie ecchimosi. Una delle doti richieste per fare il Mamuthòne è la resistenza alla fatica. I Mamuthònes sono accompagnati dagli Issohadores, portatori di soha, una lunga fune ora in giunco ma che prima era di cuoio pesante. L’Issohadore non porta ne maschera nera ne campanacci, il suo abbigliamento è diverso da quello del Mamuthòne e viene indicato a Mamoiada come “veste’e turcu” (vestito da turco). L’abbigliamento ora comprende: sul capo la nera berritta sarda legata al mento da un fazzoletto variamente colorato, larghi pantaloni e camicia di tela bianchi, sopraccalze di lana nera, il corpetto rosso del costume tradizionale maschile, a tracolla una cinghia in pelle e stoffa dove sono appuntati piccoli sonagli, uno scialle, di solito scuro con bellissimi ricami, legato alla vita con la parte variopinta che scende lungo la gamba sinistra. Ultimamente, da parte dell’associazione Pro-Loco, è stato ripristinato l’uso della visera crara (maschera) per gli Issohadores. Questa visera è chiara, dai lineamenti gentili e veniva indicata come maschera “de Santu” o “de Santa” o ancora maschera “Limpia” (pulita). I Mamoiadini affermano che senza Mamuthones e Issohadores non c’è Carnevale il che vuole significare che è questa la manifestazione più importante, il simbolo del Carnevale e segno di allegria e tempi propizi. La sfilata dura dal pomeriggio fino alla tarda sera, Mamuthones e Issohadores mangiano e bevono poco perché l’esibizione richiede sforzo e le cinghie dei campanacci comprimono il torace o forse perché, dice qualche studioso, in principio digiunavano come negli antichi misteri. Quella dei Mamuthones e Issohadores non pare una carnevalata ma da più l’idea di una cerimonia solenne vuoi per la taciturnità e compostezza dei partecipanti, vuoi per il loro procedere ordinato come in una processione. Il passo per avanzare e scuotere i campanacci quasi fa pensare ad una danza, «una processione danzata» come l’ha definita l’etnologo Raffaello Marchi che per primo, negli anni ‘40, ha osservato molto da vicino questa manifestazione. Il gruppo è composto tradizionalmente da 12 Mamuthones e 8 Issohadores.
Il rogo di don Conte - Ovadda (Nu)
Mercoledì 1 marzo 2006, primo giorno di Quaresima, si celebrerà ad Ovadda il Rogo di don Conte, ultima celebrazione del Carnevale. A Chiunque si trovi a passare per la via principale del paese è costretto a tingersi il volto di nero con un pezzo di sughero bruciacchiato e a unirsi alla bolgia degli intintos. Verso sera Don Conte, un gigantesco fantoccio metà prete e metà feudatario, viene portato in giro per le strade del paese, vittima designata del Carnevale, e dopo aver subito un sommario processo, viene immediatamente condannato, bruciato e scaraventato in un burrone fra la divertita partecipazione del pubblico. La sua morte purifica gli animi e lascia spazio ad un altro anno di lavoro. Quello di Ovadda è il più trasgressivo dei carnevali della Provincia, posticipa di un giorno la fine del Carnevale, stabilita convenzionalmente il giorno di martedì grasso. Così, con il rogo di Don Conte, si conclude il rito dei Carnevali di Barbagia. In questa terra dalle montagne scoscese, dai pascoli aridi e sassosi, il Carnevale è ancora un rito, i cui protagonisti sembrano emergere dalle profondità della memoria, come ombre del passato.